Sarà una leva essenziale per raggiungere gli obiettivi fissati dal PNIEC e per stabilizzare il mercato, spiega l’Energy Efficiency Report 2023

Argomenti in primo piano:

  1. Efficienza energetica: a che punto è l’Italia
  2. Efficienza energetica e industria: le strade
  3. L’efficientamento energetico diventa as a service
  4. Efficienza energetica: un quadro dei prossimi anni

Crescono gli investimenti in efficienza energetica ma non abbastanza per garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano per la Transizione Ecologica. Si punta a produrre più energia, ma questo potrebbe risultare vano senza una reale ottimizzazione delle risorse. Inoltre, le tecnologie digitali non sono ancora abbastanza sfruttate anche se potrebbero garantire fin da subito un importante risparmio. L’Energy Efficiency Report 2023, pubblicato dall’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano nel giugno 2023, traccia un quadro interessante del settore e delle sue tendenze che vedono un’importante divaricazione tra residenziale e industriale, anche dovuto alla politica degli incentivi. Ecco i punti salienti che ci aiuteranno a capire il presente e il prossimo futuro.

Efficienza energetica: a che punto è l’Italia

Nonostante sia uno dei Paesi dove la transizione energetica procede più a rilento, l’Italia appare tra i migliori per efficientamento energetico, grazie a un valore medio in termini di Energy Intensity Index nel 2021 minore di circa l’11% rispetto alla media europea. Un dato sicuramente influenzato dal clima più caldo che spinge quindi a consumare meno nel residenziale. Per questo, non bisogna lasciarsi andare a facili entusiasmi: negli ultimi anni politiche non abbastanza incisive o fortemente indirizzate non hanno dato i risultati sperati. Per questo oggi tutti gli operatori sono concordi nel chiedere una razionalizzazione del quadro incentivante tramite il consolidamento dei meccanismi più virtuosi. 

Efficienza energetica e industria: le strade

Al momento la strada per l’efficientamento energetico nel settore industriale guarda ancora con molto interesse a cogenerazione e recupero di cascami termici, due soluzioni interessanti ma problematiche per molti versi: da un lato la cogenerazione è efficace ma lo sarà molto di più nel momento in cui potrà essere alimentata da combustibili a basse o zero emissioni. Il recupero dei cascami termici, invece, necessita ad esempio di impianti costruiti ad hoc, complessi e costosi. Più interessante sotto molti punti di vista la soluzione digitale. 

I sistemi di gestione dell’energia (Energy Management Systems – EMS) monitorano le prestazioni energetiche e tracciano le linee guida dell’efficientamento energetico. Il futuro, grazie anche all’impiego di intelligenza artificiale e di machine learning, guarda sicuramente da questo lato, anche perché garantisce soluzioni immediatamente applicabili e con costi ridotti. I sistemi di gestione dell’energia, utilizzati contestualmente a sistemi di generazione energetica rinnovabile, possono costituire una soluzione per gli attuali problemi. L’adozione iniziale di un EMS può portare a notevoli risparmi energetici, prima attraverso misure a basso costo che si concentrano principalmente sul miglioramento dei processi attuali, e poi attraverso modifiche tecnologiche più costose ma che possono essere recuperate in tempi variabili in base al tipo di intervento.

Leggi qui il nostro approfondimento dedicato ai sistemi di gestione dell’energia.

L’efficientamento energetico diventa as a service

La filiera dell’energia si basa su due configurazioni principali: «specialized», prevalentemente appannaggio di player come technology provider e società di ingegneria e consulenza, e «integrated» prerogativa di player quali utility ed ESCo (Energy Service Companies), con competenze organizzative, tecniche e finanziarie tali da poter offrire soluzioni che integrino tecnologie rinnovabili e di efficienza in un’ottica di sostenibilità ambientale a 360°.  Le ESCo attive nel nostro Paese, in particolare, puntano a offrire soluzioni che riducano sempre di più i rischi operativi e finanziari per il cliente, puntando su proposte capaci di coniugare remunerazione dell’intervento e risultati ottenuti. Questo si traduce in un’offerta dove i servizi hanno lo stesso peso della tradizionale attività implementativa. Nel Report, poi, emerge chiaramente la penetrazione della componente digitale per la diagnosi e l’analisi dei dati, ma anche la possibilità di formare figure specializzate al proprio interno o la decisione di farsi supportare da professionisti esterni che possano fare la differenza. È il caso dell’Energy Manager (leggi qui) l’identikit di questa figura professionale sempre più richiesta).

Dall’indagine condotta per il Report, si evince come il peso delle soluzioni digitali (e.g, EMS, sistemi di monitoraggio e controllo) sul totale degli interventi effettuati, passerà dall’11% del 2022 al 27% nei prossimi 5 anni. 

Efficienza energetica: un quadro dei prossimi anni

Un trend in crescita che però, sempre secondo la ricerca, toccherà in generale tutti gli investimenti in soluzioni di efficienza o tecnologie per la produzione da fonti rinnovabili da parte delle famiglie e delle imprese. Il motivo si comprende facilmente: con la crisi energetica e l’aumento dei costi dell’energia, queste diventano sempre più convenienti a prescindere dagli incentivi previsti. 

Secondo il Report, nel 2023 gli investimenti in efficienza energetica o tecnologie rinnovabili si prospettano in crescita rispetto al 2022, sia in ambito hardware che digitale; quest’ultimo con un’ascesa attesa più marcata (+23%). 

Stando alle previsioni, il settore residenziale sarà trainante (al 2030 andrà a costituire circa l’80% degli investimenti e più del 42% della riduzione dei consumi), ma importanti miglioramenti si attendono anche in ambito terziario e industriale.  

Nonostante i segnali positivi, però, il trend pare non essere ancora sufficiente al raggiungimento degli obiettivi di abbattimento dei consumi posti dal PNIEC e soprattutto per agguantare l’ambizioso traguardo della riduzione del 55% dei GHG (gas a effetto serra) fissato in ambito UE: per renderlo possibile è necessario un cambio di passo supportato da un nuovo e più stabile sistema di meccanismi incentivanti. 

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